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Domaine de la Romanée-Conti Richebourg 1959: un vino leggendario. Cosa lo ha reso così magnifico?

Da Redazione, 10/04/2018 - 14:45

Decanter dedica un articolo al Richebourg 1959 uno dei vini straordinari che segnano la rinascita del Domaine de la Romanée-Conti dopo un periodo difficile.

Uno dei fattori che hanno contribuito a rendere questo vino una leggenda è senz’altro il terreno molto argilloso, cosa fondamentale in un’estate caldissima come quella.

La pioggia caduta a settembre ha poi portato l’uva ad una maturazione perfetta e addirittura la vendemmia si è svolta in condizioni ideali, fatto insolito negli anni ‘50 in Borgogna.

Il Richebourg è il più longevo tra i Grand Cru. Il suo vino è potente, ma le annate migliori, come quella del 1959, hanno sempre mostrato anche un’eleganza suprema. È un vino virile già da giovane ma per sfoggiare al meglio le sue complesse caratteristiche richiede almeno una decina d’anni in bottiglia.

In questo vino si sono incontrate viti vecchie (fino al 1946 un terzo del Richebourg non era ancora innestato) e viti giovani e la scelta di non potare ha contribuito alla maturazione piena del 1959.

La fermentazione è avvenuta in tini di legno aperti e il vino è stato fatto invecchiare in barrique nuove.

All’assaggio l’eccellenza di questo vino ricco e sapido, dal colore profondo e dall’eccellente equilibrio tra tannini e acidità risulta immediatamente evidente.

Michael Broadbent di Decanter lo ha assaggiato nel 2002 e, pur dando al vino il punteggio massimo, ha espresso un giudizio piuttosto sottotono.

Più entusiasta si è mostrata Allen Meadows, esperta di Borgogna, quando nel 2005 ha assaggiato una magnum.

Il Master of Wine Clive Coates, autorità della Borgogna, nel 1989 definì il Richebourg un “vino meraviglioso”, “multidimensionale” di “vera razza”.

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