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In tutto il mondo, la lingua del vino si chiama WSET

Da Flavio Grassi, 02/09/2014 - 12:34
Entrare nella comunità planetaria della formazione professionale Wine & Spirit Education Trust è un vantaggio strategico fondamentale per chi vuole esportare vino

Nel pieno del mese di agosto, è arrivata la notizia che l'anno accademico chiuso il 31 luglio ha portato un nuovo risultato record al Wine & Spirit Education Trust. Per la prima volta nella storia, le persone che hanno frequentato un corso di formazione WSET nel mondo hanno superato la soglia dei 50mila, balzando a oltre 56mila, con un incremento del 16 per cento dai 48mila raggiunti nei dodici mesi precedenti. Ne abbiamo subito dato conto pubblicando il comunicato ufficiale come post inaugurale del nuovissimo blog sul nostro sito in inglese www.milanwineacademy.com.

Il successo della formazione WSET nasce da lontano ed è costruito su solidi pilastri che non potranno che portare a ulteriori conferme nei prossimi anni.

Questi pilastri sono rappresentati prima di tutto dalla serietà e affidabilità che danno contenuti e valore certo alle qualifiche professionali rilasciate dall’organizzazione.

Importatori e distributori di vino, così come i proprietari di ristoranti e i manager delle grandi catene alberghiere sanno che qualsiasi loro interlocutore che abbia ottenuto un certificato WSET, dal basilare Level 1 fino alla vetta dell’arduo Level 4 Diploma, passando per i più frequentati in assoluto, l’intermedio Level 2 e l’avanzato Level 3, ha un bagaglio di conoscenze e competenze certe e dimostrabili. In un mondo spesso - ahimè non solo in Italia - dominato da chiacchiere fumose, la certezza delle competenze garantita dalla formazione WSET è un vantaggio davvero straordinario e ormai riconosciuto da tutti.

Naturalmente, non bastano le buone intenzioni e le dichiarazioni: per costruirsi una fama di serietà come quella riconosciuta al WSET occorrono strutture e regole ferree. Come quella per cui ogni singolo candidato a un certificato WSET, di qualsiasi livello, si vede consegnare un compito d’esame emesso dalla sede di Londra in busta chiusa. E, al termine dell’esame, quel compito deve tornare immediatamente alla stessa sede centrale per la correzione e valutazione. Che l’esame sia stato sostenuto nello stesso edificio londinese della scuola principale in cui operano i valutatori, oppure a New York, Shanghai o Milano, la correzione avviene con la stessa obiettiva imparzialità.

Così come, ancor prima di arrivare all’esame, istruttori che hanno seguito corsi di formazione specifici hanno tenuto le lezioni sulla base di programmi didattici sviluppati da specialisti che si occupano a tempo pieno di studiare e aggiornare costantemente i contenuti dell’insegnamento per garantire in qualsiasi momento la massima aderenza delle qualifiche rilasciate alla realtà del mondo del vino contemporaneo.

Proprio la concretezza dei contenuti e l’efficacia del metodo di insegnamento sono altri pilastri del successo WSET e sono scritti nello stesso Dna dell’organizzazione. Che è stata fondata, nell’ormai lontano 1969, non per iniziativa di un gruppo di appassionati di buona volontà, ma in seguito a una decisione dell'associazione dei commercianti di vino britannici con la collaborazione del già allora prestigioso Institute of Masters of Wine. Scopo delle aziende era creare un centro per dare ai loro dipendenti una solida formazione professionale, mentre i Masters of Wine avevano l’esigenza di istituire un percorso formativo per formare candidati in grado di affrontare con successo il loro severissimo programma di studi.

Tutto questo vale oggi quanto 45 anni fa. Anzi, in un mondo diventato infinitamente più complesso e competitivo, l’appartenenza a una comunità planetaria di professionisti che si riconoscono in una preparazione condivisa diventa un atout vincente per chiunque abbia interessi nel mondo del vino, a partire dalle aziende produttrici di un Paese come il nostro, in cui il successo sui mercati esteri rappresenta una condizione di sopravvivenza dell’intero settore.

«Adesso capisco le domande dei miei clienti!», è una frase che mi sento dire spesso dai responsabili export durante i corsi WSET che, a partire dallo scorso anno, ho portato a Milano - e ora anche a Roma.

È naturale che sia così perché - si tratti di clienti in Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti o Asia - c’è un’altissima probabilità che i buyer siano passati per una formazione professionale WSET. Non c’è bisogno che mi dilunghi su quanto sia importante saper capire le domande dei clienti - e dare risposte che abbiano un senso per loro. Lo sanno tutti, e molti cercano di attrezzarsi per l’internazionalizzazione studiando l’inglese. Passaggio fondamentale, certo. Ma non sufficiente, perché il mondo del vino non parla inglese, parla WSET. Anche quando si esprime in una delle 16 lingue diverse in cui sono tradotti i corsi.

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